Quando incontriamo un “hater” sui social


IG2Gli “haters”, ovvero coloro che seminano odio in rete, in particolar modo sui social. Capita a tutti di incontrarli, anche se non si è personaggi famosi (politici, attori, cantanti, blogger, imprenditori…).
Sono quelli che ce l’hanno per forza con qualcuno, qualcosa. Quelli che diffondono rabbia, offese e bufale di ogni tipo.
La loro principale attività sui social è inveire, disprezzare, offendere. Chi non è importante.

Di solito le loro bacheche sono monotematiche: quello fissato con la politica, spesso nella persona di una donna da insultare e denigrare in ogni modo oppure che non si ferma nemmeno di fronte alla malattia e augura la morte al politico di turno (come avvenuto oggi per Gentiloni). Quello ossessionato dagli immigrati oppure l’animalista esaltato, talvolta le due cose insieme. Il vegano che lancia maledizioni e invoca l’estinzione della specie umana o il carnivoro scatenato che posta ogni salsiccia, ogni costata, ogni maiale arrostito rivolgendosi con toni di sfottò a chi ha scelto di non mangiare carne. Il cacciatore che sparerebbe a tutto e tutti e l’anticaccia che gioisce ogni qualvolta uno dei primi muore.

Io non ho la ricetta per risolvere questo problema sempre più grave e dilagante complici il presunto anonimato, la sicurezza e la protezione di un monitor che fanno credere a certi personaggi di poter scrivere ogni cosa, senza limite alcuno nè di rispetto nè di educazione.
La legge sta lavorando in questo senso, ma occorre molto di più: educazione nelle scuole, per insegnare alle nuove generazioni un corretto uso della rete.
Quelle più “vecchie” sono per me composte da malati irrecuperabili, ancora incuranti del fatto che ormai tutte le aziende sondino le personalità dei candidati all’assunzione proprio sulle bacheche e attività social. Molti si stanno ritrovando a rendere conto ai giudici delle loro gesta da tastiera, ma gli italiani che non sanno assolutamente usare questi mezzi sono davvero tanti.

Io posso solo consigliare di tenersi lontano dagli haters, sempre e comunque ma soprattutto se si usano i social per promuovere la propria attività: costoro non sono interlocutori che argomentano, confutano o discutono. Costoro passano subito all’insulto. Trolls spesso inconsapevoli cercano di coinvolgere gli altri in assurde catene di botte e risposte dove non scrivere alcuna cosa di senso compiuto, ma solo sfogare frustrazioni e rabbia.

Se arrivano sulla nostra pagina per qualunque motivo, dobbiamo riconoscerli all’istante (non è difficile) e bloccarli immediatamente. Se ce li ritroviamo tra i contatti la soluzione è cancellarli dalle amicizie e se li incontriamo sulle bacheche di amici insospettabili ignoriamoli ed evitiamo di farci coinvolgere in spirali dannose. Perchè se lo facciamo essi si moltiplicheranno, attraverso la funzione di Fb che mostra agli amici i commenti che si mettono alle altre pagine ne arriveranno di nuovi a dare man forte.

I social devono rappresentare un’opportunità o anche semplicemente un momento di svago. Sprecare tempo ed energie per discutere con chi non sa gestire la propria parte negativa (che tutti possediamo) è davvero un peccato.

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